Incontro con l’artista: Raffaele Serra

Intervista a Raffaele Serra.

Oggi abbiamo la fortuna di scambiare due parole con uno dei rappresentanti sardi della Land Art. Si tratta dell’artista di Jerzu: Raffaele Serra Chillotti.

Il Parto dell'Incoscienza, Raffaele Serra, Sardegna.
Il Parto dell’Incoscienza, Raffaele Serra, Sardegna.
Come mai ha deciso di sperimentare proprio la Land art?

Ho sempre avuto dentro di me il bisogno assai forte di esprimere quello che sentivo e le emozioni che provavo nel momento in cui mi trovavo circondato dalla natura selvaggia. Ma, ahimé, non mi sono mai interessato ad imparare una tecnica artistica che mi permettesse di manifestare concretamene i miei pensieri. Poi un giorno, sicuramente per caso, ebbi la fortuna di osservare alcune opere di Andy Goldsworhty, e in quel momento capì cosa avrei potuto fare…
Capì insomma come avrei potuto manifestare quella spinta creativa che non sarei riuscito ad esprimere diversamente…e così nacque la mia prima installazione intitolata The spiral lovers waiting. Realizzata in una mattina di febbraio in una spiaggia meravigliosa della mia terra (la Sardegna). Ricordo che la notte prima pensavo a quello che avrei potuto fare, tuttavia l’opera che infine creai era totalmente differente da quello che mai mi sarei potuto aspettare. Fu dunque il frutto dell’universo, in realtà il mio inconscio lo aveva sempre immaginato, ma io riuscii a metterlo in pratica precedentemente.

Si occupa di quest’arte esclusivamente nel tempo libero o per lei si tratta di una vera e propria professione?

Fare Land Art non è mai stata la mia occupazione principale. Forse agli esordi, pensai che sarebbe potuto diventare un mio possibile futuro, ma non sono qualcuno che si attacca morbosamente ai progetti e inoltre la mia ispirazione non né costante, né continua.

Quest’ultima è per me come una febbre che mi consuma, dalla quale ad un certo punto sono costretto ad allontanarmi, per ritrovarla successivamente lungo il cammino. Mi ritrovai dunque in un costante loop perpetuo, che mi aiutò a prendere la decisione che la Land ART avrebbe preso nella mia vita lo spazio che avrebbe voluto, senza che ci fosse una forzatura…e così è stato.

Come avviene la sua operazione?

In genere realizzo le opere in totale improvvisazione. Ci furono esclusivamente dei rari casi in cui decisi che avrei potuto utilizzare delle maschere durante le performance. La prima volta che iniziai a creare, non avevo minimamente idea di come la scultura avrebbe in seguito potuto concretizzarsi. Sia allora che adesso mi lascio guidare esclusivamente dai materiali disposti in loco.

Nella mia operazione il primo pezzo prelevato dal terreno è essenziale, in quanto segna la strada da seguire poi. Non vi è una linea prestabilita, tutto può sempre cambiare in corso d’opera.

Quali sono le sue fonti d’ispirazione?

La mia più grande fonte d’ispirazione è la natura della mia terra. Gli altri luoghi o paesaggi non hanno per me lo stesso effetto o lo stesso significato. Non trovo una spiegazione razionale a questi sentimenti. E, nel caso in cui ci fosse, io ancora non sono riuscito a percepirne il vero motivo.
A dire il vero di altri artisti non ne conosco tanti. Ho visto delle opere bellissime, ma non mi sono interessato a studiarne gli esecutori. Mi è bastato esclusivamente approfondire la figura di GOLDSWORTHY, poiché la sua arte mi è servita per rispondere ad una domanda che mi ero posto da parecchio tempo. In realtà oggi non seguo più nemmeno lui, poiché preferisco un tipo di approccio capace di relegare in disparte le ispirazioni esterne, o perlomeno provo a seguire questa direzione.

Sogno della Capra
Il Sogno della Capra, Raffaele Serra, Sardegna.
Anche in Francia ha eseguito queste operazioni? O la Sardegna è l’unico luogo capace di ispirarla?

Pur vivendo in Francia, ormai dal 2013, non sono ancora riuscito ad avere delle vere e proprie ispirazioni per le mie creazioni, ovviamente non escludo che il potenziale ci sia, ma si tratta unicamente del mio approccio ad un luogo differente rispetto alla mia terra. Ancora non mi sento completamente ispirato, né mi vorrei costringere nel farlo; il giorno che arriverà si tratterà di qualcosa di improvviso.
Per ora solo la mia terra è capace di ispirarmi a tal punto da poter realizzare delle operazioni di Land Art. Probabilmente perché in quest’espressione artistica il legame tra l’artista e la terra è talmente intimo da riuscire a sormontare tutte le scelte razionali del primo. Per questo motivo non mi pongo troppe domande e lascio che sia il cuore a prendere la direzione.

Com’è nata questa passione?

Questa passione è nata nel momento in cui mi sono reso conto di aver il bisogno di soddisfare una mia necessità interna: ossia rendere manifeste quelle emozioni che mi pervadono e assalgono nel momento in cui mi trovo immerso nella natura incontaminata. Ricordo che nel periodo antecedente la Land Art mi capitava di piangere durante la contemplazione del paesaggio. Mi sentivo come un contenitore senza una valvola di sfogo, e le lacrime (di gioia) erano l’unico espediente che mi consentiva di gestire quelle emozioni.
In quei momenti, forse il concetto che più mi assillava era quello della spazialità, o ancora meglio il rapporto che c’era tra me e lo spazio. Quando cercavo di immaginare e di quantificare lo spazio mi sentivo perso. Senza alcun riferimento, mi domandavo in quale punto dell’universo si potesse collocare la mia esistenza.
Poi è arrivata la Land Art. Da quel momento ebbi l’intuizione di aver imboccato la strada giusta, che mi avrebbe permesso di esplorare quel mio mondo sconosciuto al quale non riuscivo a dare parola o significato.
Quest’esperienza stravolse il mio concetto di spazialità. Cominciai a vedere lo spazio appunto, come un essere vivente, con il quale l’azione di creare si trasforma in esperienza reciproca, tra me e il nuovo essere vivente che scoprii solo allora.
E’ dunque solo nel momento in cui do corpo alle mie sculture che tutto inizia ad acquietarsi e ad acquisire un senso. In quell’istante attraverso la mia azione e il mio contatto con il terreno e la natura mi sento un tutt’uno con il paesaggio circostante, riconoscendo distintamente la mia essenza e quella dello spazio che diverge da me verso tutti i punti dell’universo. Probabilmente è complesso da descrivere, ma si tratta di un’esperienza meravigliosa.

Ho notato che i materiali da lei più utilizzati sono le rocce e i rami, hanno per lei un valore particolare?

Non ci sono materiali che prediligo più di altri. Tuttavia uso il legno e la pietra poiché sono i più facilmente reperibili e disponibili nella mia terra.

Qual è il significato delle sue opere?

Non saprei dire se le mie opere abbiano un vero e proprio e senso per gli altri; di sicuro lo hanno per me… in quanto sono la modalità più diretta che mi consente di entrare in contatto con il mio io più profondo.

Le sue opere sono frutto di un’operazione precedentemente predisposta, o si fa ispirare dal suo istinto?

Tutte le opere che ho fatto nascono da mille ispirazioni momentanee. L’elemento guida è ovviamente il materiale. Esso mi aiuta ad esprimere e dunque rendere rappresentabile una piccola parte dello sconfinato mondo che è in me. E che sicuramente si trova in ognuno di noi. PROVARE PER CREDERE!