Giuseppe Penone

  L’artista Giuseppe Penone

nasce a Garessio, piccolo comune piemontese, il 3 aprile del 1947. Frequenta l’Accademia di Belle Art di Torino e in essa ha la fortuna di entrare in contatto con l’artista Michelangelo Pistoletto. A partire dal 1967 dunque sposa anch’esso la poetica dell’Arte Povera. Utilizza infatti per le sue opere materiali semplici come il legno, il rame, la cera e il piombo. La sua arte però non è univoca. Penone infatti spazia anche nel campo della performance, della scultura, della body art e dell’arte ambientale.

Negli anni Settanta arriva a determinare quella che sarà la prerogativa costante nelle sue realizzazioni artistiche. Il suo obiettivo sarà quello di studiare delle soluzioni per cercare di comprendere il rapporto tra il corpo umano e l’ambiente che lo circonda. Dunque un dialogo continuo e complesso tra io e mondo.

 Per mettere in pratica però questo concetto, spesso interpellato dalla storia dell’arte, Penone utilizza delle pratiche innovative. Si concentra infatti sul concetto di impronta.

Impronta, Giuseppe Penone.
Impronta, Giuseppe Penone.

Egli parte dall’idea della scultura. Essa non è un’operazione legata alla vista, ma al tatto. L’artista stesso infatti presuppone l’aderenza del corpo con la realtà nella quale esso è immerso. Quest’aderenza provoca dunque un cambiamento nel corpo stesso. L’artista spiega questo concetto attraverso un esempio relativamente semplice. “Se noi prendiamo in mano una tazzina, è questa tazzina ad essere una scultura. Tuttavia nel momento stesso in cui la nostra mano afferra la tazzina, essa prende la forma di quest’ultima. Quindi possiamo affermare che solamente in quel momento la mano può essere considerata una scultura”. 

Ideas of Stones, Giuseppe Penone, Madison Square Park, New York, 2014.
Ideas of Stones, Giuseppe Penone, Madison Square Park, New York, 2014.

Questa riflessione lo porta a pensare che con l’impronta di una mano si possa fermare la crescita di un albero. In questo modo realizza le opere più importanti di tutta la sua carriera. Sostituisce infatti la mano con un calco in acciaio disposto sopra la superficie di un albero. La mano dunque entra in contatto con la materia albero, portando così a compimento quella relazione tra io e mondo. Sviluppa poi questo processo fino a studiare le prerogative proprie della materia e insite all’interno di un albero.

Da questo spunto sono partite in seguito tutte le sue operazioni successive.

 Les feuilles de racines, Giuseppe Penone, Reggia di Versailles, Parigi, 2013.
Les feuilles de racines, Giuseppe Penone, Reggia di Versailles, Parigi, 2013.

Alcune delle sue installazioni prendono in esame anche il rapporto con la natura assumendo inoltre un carattere ambientale. Proprio per questo motivo entrano in contatto con la poetica della Land Art. In questo senso sono significative le opere realizzate per le personali al Kunstmuseum di Lucerna (1977), al Museum of Modern Art di New York (1981) o al Musée d’art moderne de la Ville di Parigi (1984). La stessa idea la ritroviamo nei grandi alberi in bronzo destinati ad alcuni spazi pubblici come il Pozzo di Münster del 1987, il Faggio di Otterloo (1988), l’Albero delle vocali inaugurato nel 2000 alle Tuileries di Parigi o l’Elevazione a Rotterdam del 2000.

L’arbre foudroyé, Giuseppe Penone, Reggia di Versailles, Parigi, 2012.
L’arbre foudroyé, Giuseppe Penone, Reggia di Versailles, Parigi, 2012.