Gianni Pettena

Gianni Pettena

Giovanni Pettena, nato a Bolzano nel 1940, è un architetto, artista, storico dell’architettura e professore italiano. Intorno agli anni ’60 trova un punto di sintesi. Coniuga i suoi più svariati interessi nel Movimento Architettura Radicale.  Del quale fu uno dei fondatori.

I suoi progetti architettonici possono essere considerati un unicum nella storia dell’architettura. Egli infatti si lascia influenzare dal mondo dell’ arte e dalla natura. Tuttavia non rinnega la sua professione d’architetto, ma può a ben diritto essere considerato un innovatore del genere. Questi particolari linguaggi ed espressioni, adottati all’interno delle tradizionali tecniche architettoniche, lo portano a progettare degli edifici più simili alle installazioni artistiche. Poiché non funzionali e sensibili alla percezione estetica dell’osservatore.

Tumbleweed Catcher, Gianni Pettena and students at the University of Utah, 1972.
Tumbleweed Catcher, Gianni Pettena and students at the University of Utah, 1972.

Intorno agli anni Settanta, l’artista, si trasferisce per un breve periodo negli Stati Uniti per svolgere il ruolo di docente nelle principali università di design e architettura americane. Quest’esperienza gli consente di entrare in contatto con i nascenti campi della Land Art e della Conceptual Art. Le due sperimentazioni artistiche nate con l’idea di introdurre nel mondo dell’arte il concetto e il linguaggio spaziale.

Queste teorie, che si sposarono perfettamente con il pensiero di Pettena,  influenzarono i linguaggi dello stesso.

Red Line, Gianni Pettena, Siege Salt lake city, Usa,1972-7.
Red Line, Gianni Pettena, Siege Salt lake city, Usa,1972-7.

Tra il 1971 e il 1972 Pettena realizza alcune delle sperimentazioni più riuscite della sua architettura artistica. 

In quegli anni collabora con gli studenti e i ricercatori della facoltà di architettura di Minneapolis.

Con i quali realizza due versioni del progetto Ice House (I e II).

Sfruttando il clima continentale di quell’area, Pettena riesce a dar vita, attraverso l’utilizzo degli elementi naturali, ad alcuni vecchi edifici abbandonati. Un’ex scuola elementare e un’abitazione residenziale vengono completamente ricoperti d’acqua fredda. Durante la notte, l’acqua, con il suo scorrere nelle varie superfici dei due ambienti, si trasformò in ghiaccio. In questo modo due edifici, ormai abbandonati al loro destino, hanno mantenuto la propria forma caratterizzante, ma sono stati rivitalizzati dalla natura.

Ice House II, Gianni Pettena, Minneapolis, 1972.
Ice House II, Gianni Pettena, Minneapolis, 1972.

In prossimità di Salt Lake City nello Utah i Tumbleweeds, i cespugli che in genere rotolano liberamente nel deserto negli scenari dei film americani, sono il soggetto di un’installazione di Pettena.

Anche se si tratta di elementi che noi comunemente associamo alla libertà della natura questi vengono utilizzati dall’artista come tanti piccoli mattoni e dunque come base per dar forma ad un grattacielo. Tuttavia in questo modo l’artista vuole ribadire che, pur assumendo una dimensione “umanizzata”, la natura rimane sempre identica a sé stessa.

Il confine naturale di Salt Lake è infine tracciato da Gianni Pettena da un camioncino contenente una vernice rossa, una pistola a spruzzo e un compressore. Viene fissato dunque, in maniera effimera e quasi ironica, il confine artificiale di questo comune americano. La città contemporanea in realtà è semplicemente un luogo che ha bisogno della natura, in quanto è sostanzialmente parte di essa.

 

Credits: https://www.giannipettena.it/.